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Perché la ciclovia dell’Acquedotto

Gli autori di questo articolo (Mariano Ceci, Fabio Marasciulo e Giovanna Minelli) si sono laureati lo scorso febbraio in Ingegneria Edile Architettura presso il Politecnico di Bari con una tesi su “I luoghi dell’Acquedotto Pugliese, dal degrado e l’abbandono a rinnovate vitalità territoriali”.

Avete presente quando ti accorgi di avere un bene prezioso soltanto quando te lo fanno notare gli altri? Quando hai sempre guardato con indifferenza quel vecchio cappello impolverato nell’armadio prima di scoprire essere un antico cimelio di guerra dal valore inestimabile? Ecco, quel copricapo rappresenta la nostra amata Puglia e quegli occhi disinteressati per troppo tempo sono quelli dell’Italia.

In questi ultimi tempi, grazie anche ai media che hanno focalizzato maggiormente la loro attenzione verso la nostra Regione, tutti si stanno accorgendo di quanto essa sia bella e ricca di cultura. Sempre più film vengono girati nelle nostre terre, personaggi famosi di tutto il mondo scelgono di sposarsi in Puglia e il turismo cresce di anno in anno. Ma non basta. La Puglia è di più.

Il tacco dello stivale è un vero e proprio TESORO NON NASCOSTO che spesso neanche i pugliesi stessi sanno di possedere. Valori storici inestimabili racchiusi in innumerevoli aree archeologiche, caratteristiche carsiche e geo-litologiche uniche al mondo, diffuse su tutto il territorio e che vedono nelle Grotte di Castellana la loro massima espressione. Ma c’è di più. Un patrimonio storico – architettonico esclusivo che non si limita al più conosciuto trullo ma comprende anche innumerevoli edifici rurali come le masserie, una cultura contadina radicata nel territorio, portatrice di quei valori sani che hanno risollevato l’Italia nel dopoguerra e soprattutto un immenso capitale naturalistico. Dal Gargano al Salento, infatti, gli elementi naturali sono gli assoluti protagonisti del territorio e trovano negli ulivi monumentali la forma d’arte più alta. Michelangelo, Bernini o Canova? No, semplicemente madre natura.

Ma veniamo al dunque. Quale può essere considerata la mappa di questo tesoro? Non occorre essere dei pirati, la soluzione è molto semplice: politiche di sviluppo territoriale ad hoc. Basterebbe che le amministrazioni locali, spinte anche dal popolo, portassero avanti progetti integrati crescita sostenibile del territorio per incentivare la fruizione e la riscoperta di tutte quelle peculiarità locali che costituiscono la vera ricchezza della Puglia.

Oggi oltre alle idee c’è di più, c’è una concreta possibilità di realizzare qualcosa in questa direzione e questa è rappresentata dall’Acquedotto Pugliese. Oltre ad essere il più grande sistema acquedottistico d’Europa, esso potrebbe trasformarsi in una delle più grandi ciclovia d’Italia e di conseguenza in un ottimo sistema di collegamento dolce che corre lungo tutta la Puglia (e non solo) e ne mette a sistema gli aspetti più caratterizzanti. La condotta principale dell’Acquedotto, infatti, è posta quasi interamente in superficie, pertanto la strada di servizio che ne scandisce l’andamento si presta per essere riutilizzata come una corsia ciclo pedonale che attraversa il cuore della nostra Regione.

Probabilmente non ci si rende ancora conto delle enormi potenzialità che un progetto del genere porta con sé e dei grandi benefici che a breve, ma soprattutto a lungo termine, si potrebbero avere a scala regionale. La ciclovia dell’Acquedotto potrebbe diventare la vera mappa del tesoro, con la differenza che questa sarebbe una mappa a portata di tutti. Non bisogna dimenticare inoltre che essa stessa costituisce parte del tesoro di cui si parla, infatti lungo la condotta si possono incontrare numerosi manufatti storici di grande pregio architettonico e innumerevoli opere di alta ingegneria come i bellissimi ponti canale della murgia. Qualcosa è stato già fatto in questo senso, infatti lungo il tratto di acquedotto che va da Figazzano (Cisternino) fino alle porte di Ceglie Messapica è stata già realizzata una pista ciclabile che attraversa aree rurali e naturali di eccezionale bellezza.

Questo deve essere un punto di partenza per un progetto più ampio. Il recupero dell’intera condotta principale deve essere accompagnato da altri interventi di rifunzionalizzazione dei manufatti dell’acquedotto e di tracciamento di sotto itinerari tematici che partano calla ciclovia per ramificarsi nel territorio. Si creerebbero cosi aree funzionali all’esperienza dalla ciclovia e nuove modalità per riscoprire l’intero territorio pugliese.

Qualcosa sta cambiando, la recente legge di stabilità ha inserito la ciclovia dell’Acquedotto Pugliese all’interno dei finanziamenti previsti, quindi ora tocca a noi. È ora che i pugliesi alzino la testa, è tempo di farsi sentire, è il momento di mobilitare i piani alti tramite l’impegno dei piani bassi. Siamo noi che dobbiamo proporre progetti ed incentivare all’azione. C’è un gran numero di giovani progettisti, con una gran voglia di mettersi in gioco, pronti mettere a disposizione le proprie competenze e le proprie idee al servizio di qualcosa in cui credono e che potrebbe portare in alto il nome della Puglia.

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